
Mentre Milano si blinda in attesa delle Olimpiadi invernali, tra cantieri frenetici e polemiche che lascio volentieri ai giornali, io ho passato la settimana a combattere una guerra privata e silenziosa. Una guerra contro una bozza che non ne voleva sapere di funzionare.
A inizio mese ero entusiasta: avevo completato la prima stesura del mio _retelling_ de _Il Giocatore_ di Dostoevskij. L'idea sembrava solida sulla carta: trasporre l'ossessione della roulette in un contesto Sci-Fi/Cyberpunk. Eppure, rileggendo, ho sentito quel sapore metallico che ogni scrittore teme. La storia "girava", i meccanismi scattavano, ma mancava la cosa più importante.
Mancava l'anima.
Basta leggere l'incipit che ho pubblicato la scorsa settimana ([Entropy has no memory](https://medium.com/the-null-coordinate/entropy-has-no-memory-960cb0da14bf )) per accorgersene: c'è stile, c'è atmosfera, ma il cuore non batte.
### L'inganno della tecnologia

Nel tentativo di capire _perché_, sono tornato alla fonte. Ho riaperto il romanzo russo e ho capito che la mia trasposizione tecnologica aveva, paradossalmente, disinnescato il dramma.
Per Dostoevskij, il gioco non è una sfida: è una forza demoniaca che annulla la logica. Il giocatore non punta per vincere denaro, ma per sentire il brivido dell'abisso, per sfidare il Caso.
Nella mia versione, ho commesso tre errori fatali:
1. **La gestione del Caso:** Il giocatore di Dostoevskij è vittima del destino. Il mio protagonista, Alex, grazie ai suoi impianti neurali, cercava di _hackerare_ il sistema. Ma se puoi "riscrivere" la realtà o calcolare le probabilità, l'ambiguità sparisce. Il tormento esistenziale diventa una banale sfida tecnica. Ho trasformato un mistico in un ingegnere.
2. **La natura delle relazioni:** Dostoevskij lega Polina e Aleksej in un rapporto di profondo masochismo psicologico. I miei personaggi, interconnessi da debiti e interfacce neurali, sembravano legati da una transazione finanziaria. Freddi. Funzionali. Morti.
3. **Il peso della caduta:** Antonida Vasil'evna, la "Baboulinka", è la solidità dell'antica Russia che si sgretola davanti all'irrazionalità della pallina che gira. La mia Donna Isabella, un'entità post-umana quasi onnipotente, non poteva "crollare" con lo stesso pathos. La caduta di un dio è tragedia, ma la rovina di una vecchia signora testarda è _umanità_.
### Uccidere il mostro per salvare l'uomo

E quindi? Quindi ho preso la decisione più difficile e liberatoria: ho spostato il file nella cartella "Esperimenti Falliti".
Non abbandono l'idea di riscrivere _Il Giocatore_. L'ossessione è un tema troppo potente per lasciarlo andare. Ma ho imparato una lezione fondamentale di _worldbuilding_: se l'ambientazione risolve i problemi che i personaggi dovrebbero subire, allora l'ambientazione è sbagliata.
Nella prossima stesura, l'Arcologia di Villa d'Este e i neon olografici resteranno sullo sfondo. Voglio concentrarmi sulla carne, sul sangue che pompa troppo forte nelle orecchie. Perché puoi avere processori al posto dei neuroni, ma la disperazione ha un sapore che nessuna tecnologia può filtrare: sa di ferro, di bile e del sudore freddo che ti cola lungo la schiena. La paura di perdere tutto rimane una vertigine analogica, impossibile da digitalizzare.