Lavorare Meno, Lavorare Meglio

Torni a casa la sera, soddisfatto: hai lavorato tanto, hai fatto tante cose, e non hai perso tempo. È bello provare questa sensazione, auto-compiacersi la sera, magari spaparanzato sul divano, o accoccolati alla propria dolce metà. Bello, vero?

Beh, mi dispiace rovinare il quadretto idilliaco ma non è detto che sia proprio così. Anzi, spesso corriamo il rischio di confondere la quantità di lavoro con il lavoro di qualità. Capita a chiunque. Capita sopratutto a chi fa un lavoro creativo. E se ci pensi bene questo genera un paradosso: il paradosso del lavoro.

Il Paradosso del Lavoro

Strani Anelli: il paradosso del lavoro

Il paradosso nasce dal diverso modo in cui guardiamo il lavoro fatto dagli altri e quello fatto da noi. In genere tendiamo a giudicare positivamente il lavoro fatto in base alla sua qualità e alla sua velocità. Presto e bene è l’ideale. Però, ecco, poi se il lavoro è fatto troppo presto cominciamo a pensare che non sia fatto bene. E che, magari costa anche troppo. E quindi diventa che presto è male.

Proviamo a spiegarlo in un altro modo. Prendiamo un fabbro, uno che ha appena cominciato questa professione. Siamo nel medioevo, così, giusto per gioco, e un cavaliere ti commissiona un’armatura. Non sei molto pratico, ci metti circa un mese a farla. La vendi a 500 scellini: un prezzo onesto, tutto sommato. Al cavaliere piace la tua armatura, parla di te alla corte, e un po’ alla volta ti ritrovi a farne altre. Con l’esperienza migliori, impari anche alcuni trucchi, e le tue armature sono sempre di qualità migliore. Non solo, ma diventi anche più veloce e adesso ci impieghi solo due settimane: sei diventato un ottimo fabbro. Però. Però c’è un problema, i cavalieri cominciano a lamentarsi: “una volta le facevi migliori, ci dedicavi più tempo, adesso pensi solo al denaro, costano troppo, fammi lo sconto, facciamo 250 scellini perché ci hai messo meno tempo.” Tu, fabbro, ti ritrovi nella situazione paradossale di fare un lavoro migliore ma di ricevere meno soldi perché sei troppo veloce. Paradossale, no?

Sì, vabbè, ma adesso mica siamo nel medioevo, dirai tu. Vero. Però il paradosso non cambia. Nel 2011 l’Harvard Businness Review ha pubblicato un articolo interessante. Due ricercatori, Ryan Buell e Michael Norton, hanno scoperto che la gente, che noi, preferiamo aspettare piuttosto che avere subito la risposta quando cerchiamo qualcosa. Il senso è questo: se un lavoro è fatto velocemente allora, pensiamo, è anche fatto male.

Lavorare Meno, Lavorare Meglio

Strani Anelli: lavorare meno, lavorare meglio

Tutto questo potrebbe essere solo argomento di chiacchiere e null’altro. Se non fosse che applichiamo a noi stessi la stesso metro di giudizio. Tendiamo a pensare che se facciamo troppo in fretta una cosa allora l’abbiamo fatta male. E siamo più appagati se abbiamo passato 10 ore a controllare mail, fare telefonate e sistemando carte piuttosto che dopo avere fatto 4 ore concentrate e aver passato il pomeriggio a passeggiare. Se siamo sfiniti, pensiamo, ci siamo guadagnati la pagnotta. Se al contrario abbiamo passato del tempo in relax non abbiamo poi prodotto granché.

Eppure qualsiasi scrittore, disegnatore, sviluppatore, concorda nel dire che due ore di lavoro intenso e concentrato rendono di più sia sul piano creativo che sul piano economico. Non solo, spesso da sessioni di lavoro profondamente creativo e proficuo si esce rigenerati, quasi esaltati e soddisfatti da quello che si è fatto. Se misuriamo i risultati dalla nostra stanchezza è certo che saremo tratti in inganno.

Prima le cose importanti

Strani Anelli: prima le cose importanti

Non è facile staccarsi da questa concezione. In fin dei conti siamo stati abituati fin da piccoli con la logica del “ti guadagnerai il pane con il sudore della fronte“. Genitori, educatori, insegnanti, tutti quanti ci martellano con l’etica del duro lavoro: molti compiti, molto allenamento, molte ore di scuola. E ancora, stai in ufficio molte ore, fatti vedere sempre impegnato, fai pesare le ore che passi davanti al PC. Siamo talmente concentrati a far tutto da dimenticarci quali sono le cose importanti da fare.

In fin dei conti quello che conta è il risultato, non se ci abbiamo messo 8 o 4 ore. Se hai finito il tuo lavoro, e lo hai fatto in maniera eccellente, un buon capo non dovrebbe opporsi se te ne vai a metà giornata. L’importante è un lavoro ben fatto, non le ore passate a fare quel lavoro, no?

Il caro vecchio consiglio, fai prima le cose importanti, può servire a ridurre il tempo necessario a fare il nostro lavoro, e a preservare le nostre energie creative e la nostra concentrazione. Se possibile, però, riduci drasticamente le ore dedicate al lavoro: in questo modo sei costretto a mettere più attenzione a quello che fai, e a farlo meglio in meno tempo.

Ma, sopratutto, ricorda che avere ogni minuto della giornata occupato non significa avere speso bene la giornata. E allo stesso modo essere esausti non è sinonimo di essere produttivi. O, per dirla in un altro modo, la strada della creatività e della realizzazione personale è meno faticosa di quello che pensi.


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